Riscoprire gli strati del tempo e della materia
Immaginare gli echi del passato
In questa edizione siamo scesi negli strati della materia terrestre per portare alla luce tracce di tempo, trasformazione ed esistenza. La spedizione ci ha condotti nel nostro passato geologico e archeologico alla ricerca di storie, aprendo nuovi dialoghi tra scienza e arte. Il progetto si riallaccia alla precedente edizione, Cavanei Cavanei, approfondendo le storie sepolte sotto il terreno che calpestiamo.
Il progetto è stato realizzato in collaborazione con la Fondazione Pro Monte Caprione, composta da geologi, speleologi e storici. Seguendo le indicazioni dei luoghi che ci hanno condiviso, abbiamo esplorato le grotte sparse sul Monte Caprione: la Grotta della Fada, la Grotta di Redarca e la Grotta della Zezzigiola. Ognuna era una porta verso la crosta terrestre: custodiva sorgenti sotterranee, ossa di animali dimenticati, monoliti di calcare e sedimenti argillosi filtrati attraverso la roccia nel corso dei secoli, che abbiamo riportato alla luce.
Al ritorno dalle spedizioni abbiamo iniziato a lavorare l'argilla raccolta nelle grotte, il legno di querce secolari abbattute dalle tempeste, le pietre, le piante e i materiali trovati, per dare forma alla nostra esperienza del viaggio. I manufatti in ceramica sono stati cotti per 24 ore nel nostro rudimentale forno a legna, alimentando con legno di pino il drago affamato fino a raggiungere i 1000 °C.
Questo processo, che ha attraversato materiali diversi e un tempo condiviso, in cui ciascuno ha portato il proprio immaginario e le proprie conoscenze dei materiali, ha dato vita a una serie di opere e installazioni scultoree, presentate in una mostra aperta al pubblico a Pian della Chiesa.
La mostra è stata organizzata con la Fondazione Pro Monte Caprione per intrecciare scienza e arte e comprendere meglio il mondo sotto i nostri piedi. Se la scienza fa luce sulle cavità della Terra, l'arte racconta l'esperienza vissuta di entrarvi e il viaggio immaginato oltre il punto in cui i nostri corpi non possono più spingersi. Porta luce nell'oscurità e lascia che l'immaginazione prosegua là dove la grotta si restringe.
Durante l'evento, il geologo Sergio Mancini ha presentato le sue ricerche sull'area. In seguito abbiamo guidato i visitatori lungo un percorso artistico che ripercorreva la nostra esperienza: dall'ingresso al centro del mondo, attraverso i giochi di luce sulle sorgenti della grotta e il suono dell'acqua che scorre sulla roccia, fino alla sensazione di attraversare un'altra dimensione e, infine, all'offerta che rivolgiamo a una forza più grande di noi. Il viaggio si è concluso in un grande dipinto collettivo, realizzato interamente con pigmenti naturali.
La giornata si è conclusa con una passeggiata, guidata da un geologo del luogo, verso una vicina cava di marmo abbandonata, per parlare della storia dell'attività estrattiva e dell'esplorazione della crosta terrestre.
Al progetto hanno partecipato le artiste e gli artisti: Virginia Russolo, Aline Jan, Andrea Piotto, Lou Le Forban, Marine Bosi, Boris Grisot, Filippo Muzi Falconi, Lara Prideaux, Charlie Quinonero e Margot Van Den Berghe.
Il progetto è stato raccontato nell'edizione cartacea del quotidiano nazionale La Nazione, in un articolo di Bianca Schirizzi.

