Risvegliare i Cavanei
Reimmaginare le culture arcaiche
Questa edizione di APUA è stata dedicata ai Cavanei: piccole cavità in pietra risalenti alle antiche civiltà apuane. Oggi queste rovine sono presenze sfuggenti, nascoste nel profondo dei boschi tra rovi, muschi e felci.
Si ritiene che in origine i Cavanei fossero tombe o luoghi sacri: spazi di connessione tra il mondo dei vivi e quello dei morti, in cui venivano lasciate offerte come frutti. L'ingresso veniva poi chiuso e talvolta riaperto durante i riti dedicati ai defunti.
Nel corso della storia, i Cavanei hanno avuto funzioni diverse: da tombe a ripari temporanei per pastori e animali, depositi per gli attrezzi e nascondigli di artiglieria durante la Seconda guerra mondiale. La loro storia è stratificata e in continua evoluzione: nei secoli, popolazioni diverse hanno conservato, reinterpretato e riutilizzato questi rifugi in modi differenti.
Lo spirito di questa edizione era creare continuità con questa storia, attribuendo nuovi significati a questi spazi. Per il gruppo di artisti coinvolti, una delle interpretazioni più evocative è stata quella del Cavaneo come luogo sacro, ponte tra la vita e la morte. Questa lettura rispecchia anche il loro stato attuale. Oggi queste piccole cavità in pietra sono parte integrante dell'habitat naturale: creano un microclima umido e offrono rifugio a muschi, licheni, felci e insetti. Anche se la loro funzione originaria è andata perduta nel tempo, continuano a entrare in relazione con la vita che le circonda.
Durante questa prima edizione, un gruppo di 12 artisti è partito alla ricerca dei Cavanei sul Monte Caprione. Ha incontrato lo storico ed esperto dei Cavanei Gino Cabano e la sua associazione APS Pro Monte Caprione, che da decenni ricerca e mappa queste antiche strutture sul territorio. Lungo il cammino, gli artisti hanno raccolto materiali, seguito ruscelli d'acqua dolce ed esplorato grotte carsiche. Hanno inoltre iniziato a costruire un forno per la cottura della ceramica e a realizzare strumenti immaginari, come binocoli, campanelli e flauti, per cercare i Cavanei.
La mostra conclusiva si è tenuta a Pian della Chiesa. Durante l'evento, gli artisti hanno guidato i visitatori fino a un Cavaneo utilizzando e attivando gli strumenti in ceramica. Una volta arrivati, i visitatori hanno ricevuto piccole monete d'argilla come offerte; insieme, il gruppo ha poi sigillato l'ingresso con una grande lastra di pietra incisa e segnata da tutti gli artisti. Con questo gesto, il progetto riattiva la funzione storica dei Cavanei, reinterpretandola in chiave contemporanea e dando a queste strutture nuova vita e significato, proprio come hanno fatto in passato molte altre civiltà.
Al progetto hanno partecipato: Pablo Bolumar Plata, Marine Bosi, Boris Grisot, Yara Haydar, Nicola Micali, Filippo Muzi Falconi, Marco Periz, Lara Prideaux, Charlie Quinonero, Coline Ramonet-Bonis e Margot Van Den Berghe.
Partner del progetto: APS Pro Monte Caprione, Parco Naturale Montemarcello-Magra-Vara, Città di Lerici e Azienda Agricola Pian della Chiesa.
Il progetto è stato raccontato dalle seguenti testate:
- 2025, “I Cavanei a Zanego rivivono in una residenza artistica con Filippo Muzi Falconi”, Città della Spezia
- 2025, “I Cavanei rivivono in una residenza artistica a Zanego”, L'Eco della Lunigiana
- 2025, “Dodici artisti a Pian della Chiesa”, Il Secolo XIX
- 2025, “I Cavanei rivivono in una residenza artistica a Zanego”, L'Ordinario

